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- Nel 2024, il debito globale è salito a 104mila miliardi di dollari.
- 3,4 miliardi di persone vivono in Paesi con debito > salute/istruzione.
- Paesi a basso reddito hanno trasferito 741 miliardi ai creditori (2022-2024).
Il debito globale è diventato una preoccupazione centrale per l’economia mondiale, con ripercussioni significative sui bilanci statali, sui diritti fondamentali e sulla stabilità politica. Sebbene l’attenzione internazionale si concentri spesso su conflitti e problemi di sicurezza, è proprio il peso del debito ad accentuare le disparità tra le nazioni più prospere e quelle in fase di crescita, relegando in secondo piano gli investimenti cruciali per lo sviluppo.
L’escalation del debito globale
Nel 2024, l’indebitamento globale ha raggiunto l’ammontare di 104mila miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 97mila miliardi del 2023. Di questa somma, circa 31mila miliardi gravano sui Paesi in via di sviluppo. L’aumento del debito nelle nazioni più vulnerabili è stato due volte superiore a quello registrato nelle economie avanzate nell’ultimo decennio. Il servizio del debito è diventato un fattore di stress rilevante, con i pagamenti netti degli interessi da parte delle nazioni più esposte che hanno visto un incremento del 10% in un solo anno, raggiungendo i 921 miliardi di dollari.

L’accesso al credito resta fortemente sbilanciato: un’obbligazione a dieci anni emessa da un Paese africano offre in media un rendimento del 9,8%, un titolo latinoamericano del 7,1% e uno asiatico-oceanico del 5,5%, contro una media del 2,8% per un titolo statunitense nel periodo 2020-25. Tale differenza costringe le nazioni più fragili a promettere ritorni elevati per assicurarsi liquidità, compromettendo la sostenibilità dei loro bilanci futuri.
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Conseguenze sociali e politiche
Attualmente, 3,4 miliardi di persone vivono in nazioni che spendono più risorse per gli interessi sul debito che per la salute o l’istruzione, un aumento rispetto ai 54 Paesi dell’anno precedente. Questo scenario limita l’accesso ai servizi fondamentali e genera malcontento sociale, come evidenziato dalle proteste in Kenya e in altre nazioni vulnerabili. Per il secondo anno consecutivo, i Paesi in via di sviluppo hanno registrato una fuoriuscita netta di capitali, restituendo ai creditori esteri 25 miliardi di dollari in più di quanto abbiano ricevuto in nuovi finanziamenti. Questo trasferimento di risorse dal Sud al Nord del mondo si verifica parallelamente a una diminuzione degli aiuti pubblici allo sviluppo.
Tra il 2022 e il 2024, i Paesi a basso e medio reddito hanno trasferito ai propri creditori complessivamente 741 miliardi di dollari in più rispetto a quanto incassato tramite nuovi prestiti, rappresentando la più consistente fuga di capitali degli ultimi cinquant’anni. Il volume complessivo del debito estero dei Paesi in via di sviluppo ha raggiunto gli 8,9mila miliardi di dollari nel 2024, con 1,2mila miliardi concentrati nelle nazioni più a rischio.
Le sfide per i Paesi in via di sviluppo
In Ghana, dopo il default e la ristrutturazione con il sostegno del Fondo Monetario Internazionale, il rapporto debito/PIL ha iniziato a calare, anche se il calendario dei rimborsi resta critico, con picchi significativi previsti tra il 2027 e il 2028. In Zambia, le prolungate trattative con i creditori, sia pubblici che privati, hanno rallentato la ripresa economica, mentre nello Sri Lanka la crisi del debito ha contribuito al collasso economico e all’instabilità istituzionale. Haiti e Somalia continuano a essere intrappolate in un circolo vizioso di debito, fragilità statale ed emergenze umanitarie.
Solo una piccola frazione del debito pubblico a lungo termine dei Paesi in via di sviluppo, pari al 7%, è posseduta dai membri del Club di Parigi. Al contrario, quasi il 60% è detenuto da investitori privati, notoriamente meno inclini a offrire condizioni agevolate. Le procedure di ristrutturazione si rivelano lente e spesso accompagnate da misure di austerità che deprimono ulteriormente la spesa sociale.
Verso una nuova architettura finanziaria globale
La riapertura dei mercati obbligazionari nel 2024, con un afflusso netto di 80 miliardi di dollari diretto verso le economie emergenti, non ha mutato la situazione di fondo. I tassi di interesse permangono elevati, le scadenze sono imminenti e la capacità di investire in sanità, istruzione e infrastrutture continua a contrarsi. Il debito si conferma un amplificatore delle disuguaglianze, compromettendo lo sviluppo delle nazioni del Sud del mondo e acuendo i divari globali.
Un Futuro Sostenibile: Oltre la Crisi del Debito
La congiuntura attuale richiede un profondo cambio di mentalità. È imperativo riformare il sistema finanziario mondiale, coinvolgendo attivamente i creditori privati e collegando il tema del debito alla giustizia climatica. I governi del G20 devono superare l’immobilismo e intervenire con determinazione per prevenire ulteriori scosse sui mercati. Una gestione del debito lungimirante, una selezione mirata geograficamente e una chiara comprensione dei rischi fiscali e politici saranno fondamentali per navigare in un contesto in cui la stabilità non è un dato di fatto.
Amici, riflettiamo un attimo su cosa significa tutto questo. Una nozione base di economia che ci aiuta a capire è il concetto di costo opportunità. Ogni dollaro speso per ripagare il debito è un dollaro in meno per l’istruzione, la sanità o le infrastrutture. Questo ha un impatto diretto sulla qualità della vita delle persone e sul potenziale di crescita di un Paese.
Una nozione più avanzata è la teoria della dipendenza, che spiega come i Paesi in via di sviluppo siano spesso intrappolati in un ciclo di debito a causa di strutture economiche globali che li svantaggiano. È un tema complesso, ma cruciale per capire le dinamiche in gioco.
Vi invito a riflettere: cosa possiamo fare, come cittadini e come investitori, per promuovere un sistema finanziario più equo e sostenibile? Come possiamo sostenere iniziative che aiutino i Paesi in difficoltà a liberarsi dalla morsa del debito e a costruire un futuro migliore per tutti?
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Solo una piccola quota del debito pubblico a lungo termine delle nazioni in via di sviluppo è di pertinenza dei membri del Club di Parigi; al contrario, la maggior parte è detenuta da investitori del settore privato, notoriamente restii a offrire condizioni agevolate.
I saggi di interesse si mantengono su livelli elevati, le scadenze sono stringenti e le risorse disponibili per investimenti in ambito sanitario, scolastico e infrastrutturale continuano ad assottigliarsi.







