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- In Italia, il divario retributivo è del 10,4% a fine 2024.
- Tra gli impiegati, la differenza salariale è del 12,1%.
- Gap retributivo -27,8% per i Baby Boomer vs. -3,5% Gen Z.
Il persistente divario retributivo di genere: un’analisi approfondita
Il divario retributivo di genere, un tema di rilevanza globale, continua a manifestarsi con sfaccettature diverse nei vari contesti economici e sociali. In Italia, questo divario si attesta intorno al 10,4% alla fine del 2024, una cifra che, seppur in lieve miglioramento rispetto al 2023 (10,7%), evidenzia una disparità salariale persistente tra uomini e donne. Questo dato, emerso da un’indagine di Odm Consulting*, società di consulenza *Hr* di *Gi Group Holding, sottolinea una realtà complessa che va oltre la semplice differenza numerica.
Il fenomeno del divario retributivo non è omogeneo, ma varia significativamente in base all’inquadramento professionale, all’età e al settore di impiego. Ad esempio, tra gli impiegati, gli uomini guadagnano in media 38.877 euro lordi, mentre le donne si fermano a 34.153 euro, una differenza del 12,1%*. Tra i dirigenti, il divario si attesta all’*11,5%, con stipendi medi di 125.289 euro per gli uomini e 110.843 euro per le donne. Questi dati evidenziano come, anche ai livelli più alti della gerarchia aziendale, le donne continuino a percepire retribuzioni inferiori rispetto ai loro colleghi uomini.

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla correlazione tra il divario retributivo e l’età. L’indagine di Odm Consulting rivela che il divario aumenta con l’età, passando dal -3,5%* per la *Gen Z* al *-27,8% per i Baby Boomer. Questo suggerisce che le disuguaglianze salariali tendono ad accentuarsi nel corso della carriera, probabilmente a causa di interruzioni lavorative legate alla maternità o ad altri fattori che penalizzano la progressione professionale delle donne.
È interessante notare come il divario retributivo sia minore nelle funzioni aziendali con una maggiore presenza femminile, come le Risorse Umane* (-3,9%), mentre si amplia nelle aree a prevalenza maschile, come le *Operations (-15,7%). Inoltre, il divario si riduce nelle aree funzionali caratterizzate da una carenza di competenze sul mercato, come Ict* (-3,3%) ed *Engineering (-4,7%). Questo suggerisce che la domanda di competenze specifiche può attenuare, almeno in parte, le disparità salariali di genere.
Le cause profonde del divario e gli ostacoli all’uguaglianza
Le cause del divario retributivo di genere sono molteplici e complesse, intrecciandosi con fattori economici, sociali e culturali. Uno dei principali ostacoli all’uguaglianza è rappresentato dal lavoro part-time, che coinvolge una percentuale significativamente maggiore di donne rispetto agli uomini. Secondo dati europei, quasi un terzo delle donne (30%) lavora part-time, mentre solo l’8% degli uomini si trova in questa situazione. Questa differenza è spesso dovuta alla maggiore responsabilità che le donne si assumono nella cura dei figli e della casa, limitando la loro disponibilità di tempo per il lavoro retribuito.
Un altro fattore determinante è rappresentato dalle interruzioni di carriera legate alla maternità. Nel 2018, un terzo delle donne occupate nell’Unione Europea ha subito un’interruzione del lavoro per motivi di custodia dei figli, rispetto all’1,3% degli uomini. Queste interruzioni possono avere un impatto negativo sulla progressione professionale delle donne, limitando le loro opportunità di avanzamento di carriera e di aumento salariale.
Inoltre, le donne sono spesso sovra-rappresentate in settori a bassa retribuzione, come l’istruzione, l’assistenza sanitaria e i servizi sociali. Circa 3 donne su 10 nell’Ue lavorano in questi settori, tradizionalmente a bassa retribuzione, mentre solo l’8% degli uomini è impiegato in questi ambiti. Al contrario, gli uomini sono più numerosi nei settori della scienza, della tecnologia, dell’ingegneria e della matematica (Stem*), che offrono stipendi mediamente più elevati.
Un ulteriore elemento di disparità è rappresentato dalla sotto-rappresentanza delle donne nelle posizioni dirigenziali*. Nel 2021, le donne ricoprivano in media il 34,7% delle posizioni dirigenziali nell’Ue. Anche quando raggiungono posizioni di vertice, le donne manager guadagnano il 23% in meno all’ora rispetto agli uomini manager. Questo suggerisce che, oltre alle difficoltà di accesso alle posizioni di potere, le donne che le raggiungono continuano a subire discriminazioni salariali.
L’impegno delle aziende e le iniziative per colmare il divario
Nonostante le sfide persistenti, si registra un crescente impegno da parte delle aziende nel ridurre il divario di genere. L’ottenimento della Certificazione di Genere* *Uni Pdr 125:2022* e l’adeguamento alla *Direttiva Ue 2023/970 hanno contribuito ad accrescere la consapevolezza sul tema, evidenziando come il divario si manifesti in modo ancora più marcato nel numero di donne in posizioni di responsabilità e nella tipologia di incarichi ricoperti.
Tuttavia, nonostante i progressi, le donne restano sottorappresentate nel mercato del lavoro e prevalentemente impiegate in aree funzionali di staff. Inoltre, la loro presenza in posizioni apicali è ancora limitata: nei CdA* meno del 5% delle donne presenti ricopre ruoli esecutivi e solo il 2% la carica di *Amministratrice Delegata. Anche quando ricoprono posizioni di vertice, raramente dispongono di un potere decisionale con impatto diretto sul business.
Per contrastare il gender pay gap, esistono diverse agevolazioni, spesso poco conosciute o complesse da richiedere. La startup Bonusx* aiuta le donne a individuare e ottenere i benefici disponibili. Tra le principali misure di sostegno, si segnalano il *Bonus Assunzione Donne, che prevede un’esenzione totale dal versamento dei contributi previdenziali per chi assume donne a tempo indeterminato, il Bonus Mamme Lavoratrici*, che consiste in un esonero del 100% sui contributi previdenziali a carico delle madri lavoratrici con almeno 3 figli, e il Fondo Impresa Femminile*, che offre contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati per sostenere sia la creazione di nuove imprese femminili che il consolidamento di quelle esistenti.
Un’altra misura di sostegno è rappresentata dall’Assegno di Maternità dello Stato, un sostegno finanziario per mamme lavoratrici comprese quelle con lavori occasionali o irregolari, purché abbia versato un contributo minimo. Infine, la misura On – Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero permette di finanziare, su tutto il territorio nazionale, la creazione e lo sviluppo di micro e piccole imprese fondate da giovani tra i 18 ed i 35 anni oppure da donne di tutte le età.
Verso un futuro di parità: un imperativo economico e sociale
Ridurre il divario retributivo di genere non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche un imperativo economico. Un’uguaglianza di genere, creerebbe una maggiore uguaglianza di genere, riducendo la povertà e stimolando l’economia. Aumenterebbe la base imponibile e alleggerirebbe parte dell’onere gravante sui sistemi previdenziali.
Le valutazioni indicano che la riduzione di un punto percentuale del divario retributivo di genere comporterebbe un aumento del prodotto interno lordo dello 0,1%. Questo dimostra come l’eliminazione delle disparità salariali non solo favorirebbe l’emancipazione femminile, ma contribuirebbe anche a una crescita economica più inclusiva e sostenibile.
In conclusione, il divario retributivo di genere rappresenta una sfida complessa che richiede un approccio multidimensionale. È necessario agire su più fronti, promuovendo la parità salariale, incentivando la leadership femminile, creando ambienti di lavoro inclusivi e offrendo servizi di supporto per la cura dei figli e degli anziani. Solo così potremo garantire alle donne le stesse opportunità degli uomini e liberare il loro pieno potenziale economico, costruendo un futuro di parità e prosperità per tutti.
Un concetto fondamentale da comprendere, parlando di divario retributivo e di futuro finanziario delle donne, è l’importanza della pianificazione finanziaria. Creare un budget, monitorare le spese, investire in modo consapevole e pianificare la pensione sono passi cruciali per garantire la propria sicurezza economica, soprattutto in un contesto in cui le disparità salariali possono compromettere il raggiungimento dei propri obiettivi finanziari. Approfondire le proprie conoscenze finanziarie, anche attraverso la lettura di libri di economia o la partecipazione a corsi online, è un investimento prezioso per il proprio futuro.
Un concetto più avanzato, applicabile a questa tematica, è quello dell’investimento socialmente responsabile (Sri). Si tratta di una strategia di investimento che, oltre al rendimento finanziario, considera anche l’impatto sociale e ambientale delle proprie scelte di investimento. In questo contesto, si possono privilegiare aziende che si distinguono per le loro politiche di parità di genere, contribuendo così a sostenere un’economia più inclusiva e sostenibile.
Riflettiamo insieme: cosa possiamo fare, nel nostro piccolo, per contribuire a colmare il divario di genere e a promuovere l’uguaglianza economica? Quali azioni concrete possiamo intraprendere per sostenere le donne nel mondo del lavoro e per garantire loro le stesse opportunità degli uomini? La risposta a queste domande può fare la differenza per il futuro di molte giovani donne e per la costruzione di una società più giusta ed equa.